E un giorno, mentre Fardros il greco passeggiava nel Giardino, il suo piede inciampò in una pietra ed egli s'adirò. E si volse a raccogliere la pietra, dicendo a bassa voce: "O cosa morta sul mio cammino!", e gettò via la pietra.
E Almustafà, l'eletto e l'amato, disse: Perché dici: "O cosa morta?" Sei stato così a lungo in questo Giardino e non sai che qui non c'è niente di morto? Ogni cosa vive e risplende nella conoscenza del giorno e nella maestà della notte. Tu e la pietra siete una cosa sola. C'è differenza solo nei battiti del cuore. Il tuo cuore batte un po' più forte, non è vero amico mio? Ma, ahimè, non è così tranquillo.
Può darsi che il suo ritmo sia un altro ritmo, ma io ti dico che se sondi le profondità della tua anima e scali le altitudini dello spazio, non udrai che un'unica melodia, e in quella melodia cantano la pietra e la stella, l'una con l'altra in perpetuo unisono.
Se le mie parole non raggiungono il tuo intendimento, allora lascia che si levi un'altra aurora. Se hai imprecato contro questa pietra perché nella tua cecità vi sei inciampato, così malediresti una stella se la tua testa fosse tanto alta da incontrarla nel cielo. Ma verrà il giorno in cui raccoglierai pietre e stelle come un bambino raccoglie i gigli della valle, e allora comprenderai che tutte queste cose sono piene di vita e di fragranza.
[Ref. 902; pag. 55]